Palazzo Marchesi Terzi

(ora Palazzo Dolci)

 

Imponente complesso, citato dal Cantù come una delle ville più note della bergamasca e definito "Villa di delizie". L'interno è a corte con i due corpi di fabbrica paralleli alla strada principale per Cividate. I porticati poggiano su colonne toscaniche. Il portale d'ingresso fu attuato in due tempi; infatti la porta inferiore come un altro portale laterale di un momento imprecisabile del 600/700, è più antica di quella superiore, collocabile già decisamente oltre la metà del secolo XVIII0, quando il palazzo passò ai marchesi Terzi. Originariamente - si suppone - che il palazzo doveva essere della nobile famiglia Del Negro, l'ultimo discendente della quale fu Giovan Battista Del Negro, che morì a 78 anni a Mornico nel 1764 e fu trasportato e sepolto nella chiesa di S. Alessandro della croce "in proprio tumulo", dove già era stato sepolto nel 1728 Marco Del Negro, morto a Mornico. Prima di morire l'ultimo Del Negro lasciò alla chiesa di Mornico la bella somma di Lire 23.900 per far celebrare 300 messe all'anno per la propria anima. La villa invece passò ai parenti Alessandri, che già avevano un palazzo sulla stessa via e più precisamente alla contessa Giulia Alessandri, che aveva sposato nel 1747 il marchese Antonio Terzi. Il figlio di costui, Luigi, nel 1769 sposò la contessa Maria Malabaila di Canale e probabilmente ereditò il palazzo di Mornico e decise di sistemarlo. Pertanto chiese all'architetto Giacomo Quarenghi (Rota Imagna 1744 Pietroburgo 1817) un progetto di ristrutturazione.

Il Quarenghi, in quel periodo, si trovava a Roma e inviò allo stesso marchese il disegno richiesto. Infatti da una lettera di G. Quarenghi inviata al nobile sig. Luigi Marchesi di Bergamo si legge: "Contemporaneo a questo (un disegno per la magnifica cappella nel palazzo di campagna di milord Arundel, conte di Vardour) fu un disegno che mandai a Bergamo al sig. Marchese Terzi per il risarcimento (ristrutturazione) del suo palazzo di Mornico". 

Lo stesso Quarenghi ebbe poi moltissimi contatti epistolari con la famiglia del marchese Luigi Terzi, soprattutto nel 1813 quando si adoperò per cercare e poi far liberare il figlio marchese Giuseppe Terzi, ufficiale napoleonico caduto prigioniero nella campagna russa del 1812. Il marchese Giuseppe Terzi, una volta liberato, conobbe personalmente il noto architetto bergamasco vissuto per 37 anni alla corte degli zar e ne tracciò degli schizzi con sotto la scritta a mano "Effigi dell'architetto Quarenghi Giacomo fatte dal marchese Giuseppe Terzi".

Mentre era ospite del Quarenghi in Russia il marchese Giuseppe Terzi, un tipo molto affascinante, conobbe la principessa russa Elisa Galitzin e nel 1814 la sposò e la portò a Bergamo, dove fu accolta dai suoi genitori come una figlia. A casa, Giuseppe Terzi riprese la sua attività di letterato e pittore ed ebbe l'occasione di ospitare anche l'imperatore d'Austria durante una sua visita a Bergamo ricevendo in compenso il titolo di Ciambellano di Sua Maestà. Fu poi nominato primo Presidente dell'Ateneo di Bergamo, ma poco tempo dopo colpito da angina pectoris morì a soli 29 anni il 9 aprile 1819 e fu sepolto nella tomba di Famiglia a Torre delle Passere. Suo figlio Luigi nel 1839 sposerà la duchessa Maria di Caumont La Force, sua cugina (Figlia della sorella della madre), che farà costruire la cappella di S. Giuseppe in territorio di Mornico, a metà strada tra palazzo Terzi di Mornico e la cappella della Torre delle Passere. Agli inizi del 1900 il palazzo fu messo in vendita ed acquistato dalla Famiglia Dolci di Morbegno.

Bisogna dire che il palazzo ora ha perso il suo antico splendore, che si può intravedere ancora dalla larga scalinata che una volta conduceva gli ospiti al grande salone d'onore, dove si tenevano balli e concerti e dalla stupenda chiesetta ora in rovina, situata sopra il portale d'ingresso. La parte abitabile presenta ancora un bel salone con camino e soffitti con stucchi pregevoli di gesso. Il casino delizioso padiglione di caccia, dietro palazzo Terzi, una volta doveva far parte della proprietà e si pensa sia stato progettato da Giacomo Quarenghi.